Verdi: Torre Talao non sarà tagliata a pezzi !
Intervista a Palmiro Manco leader dei Verdi del Tirreno cosentino
Il Faro - Palmiro Manco : Torre Talao non si tocca !
Foto – Pianta e prospetto, dove viene riportata la demolizione degli scogli.
Scalea - La polemica innescata in questi giorni da più fronti, riguardante la realizzazione annunciata del Porto turistico di Torre Talao, ha innescato una vera e propria serie di opinioni contrarie allo stravolgimento dell’area attorno all’ex isolotto di difesa dove, intorno al 1600, Carlo V fece edificare il torrione d’avvistamento, al fine di proteggere il territorio dall’invasione dei pirati saraceni. Oltre alle opinioni citate dei gruppi di minoranza consiliare e da diversi gruppi politici locali, abbiamo raccolto quella di Palmiro Manco, leader storico dei Verdi del Tirreno. (segue)
D: Sulla questione del porto Torre Talao, già a suo tempo aveva espresso un opinione contraria alla realizzazione della struttura. Oggi, che la vicenda è tornata di attualità quale opinione e perplessità esprime.
R: i cittadini di Scalea, in particolare quelli che amano i nostri simboli e i nostri monumenti, tracce evidenti della nostra storia e della nostra identità, non credo accetterebbero di buon grado il fatto che Torre Talao venga tagliata, praticamente, in quattro parti. La cosa eclatante, che nessuno si è ricordato di menzionare, è proprio la questione che vede tagliata l’area della Torre. Scrutando il progetto, si evince chiaramente che tre quarti dell’area del torrione sparisce, lasciando in piedi solo uno spiazzo circolare. Gli scogli che dovrebbero essere demoliti, sempre secondo il progetto, sarebbero quasi per circa 40 metri lineare, calcoli alla mano si pensa che il valore degli "scogli demoliti" si aggira sui 400 mila euro di materiale, che praticamente non è stato conteggiato nell'opera - vedi Foto - (una vera cava gratis per la ditta ) in aggiunta vi sono i massi che costarono ai cittadini circa 800 milioni delle vecchie lire - Oltre al rischio del probabile crollo del torrione. Inoltre sparirebbe persino la grotta paleolitica che sta sotto l’area della Torre. Cosa inaccettabile, non solo per una forza politica, ma anche per i cittadini. Insomma per Business non si può distruggere il Simbolo di Scalea
D: Sembra che sull’area della Torre Talao vi siano diversi vincoli architettonici, storici e ambientali. Come vede lei la situazione? Sarebbe disponibile ad un confronto che riguarda la realizzazione di un porto nel territorio di Scalea?
R: faremo opposizione alla fantasia del Porto di Torre Talao. Il Simbolo di Scalea non sarà tagliato a pezzi. Sull’area della torre vige una serie di decreti e vincoli che non possono eludersi (ma qualcuno purtroppo ha già concesso), il Sindaco di Scalea non può permettersi di autorizzare la costruzione di una struttura “ che distruggerà il simbolo di Scalea”, andrebbe così a creare un precedente che non rappresenta un buon esempio per la crescita della società e lascerebbe strascichi d’opera irrealizzata che si dilungherebbero per decine di anni. Oltre al fatto che non ci sono calcoli e studi adeguati al rischio ambientale che la struttura porta al territorio. Questo argomento sul porto di Torre Talao è “decennale” anni fa, avevamo già sostenuto che nel sito di Torre Talao al massimo si poteva concepire solo una piccola darsena ( sempre dopo verifica studi ) . Sono comunque aperto al confronto sulla realizzazione di un porto a Scalea in un altro sito. E’ giusto che il territorio si doti di una struttura essenziale per il turismo e la crescita economica-sociale. Ma il sito della Torre Talao non è adeguato a queste finalità e quello che resta dei discorsi del Sindaco di Scalea, alle generazioni future, sarebbe solo propaganda e degne opere incompiute.
Porto di Scalea: solo business!
Il dibattito sul porto di Torre Talao si arricchisce di un nuovo intervento del Presidente dell'Associazione La Scossa Antonio Pappaterra che replica a sua volta alla dichiarazione del sindaco di Scalea.
Scalea - IL NO SULLA TORRE TALAO NON E' UN NO IDEOLOGICO,ma è un “NO specifico” perché il progetto è privo di uno studio sulle prove in vasca, cioè, in pratica, di una simulazione dello stato reale del luogo. Si tratta di uno studio scientifico pratico che evidenzia in anticipo il rischio insabbiamento e l'erosione delle coste con e senza ipotesi della realizzazione della struttura portuale.
Attraverso i dati e gli studi acquisiti delle correnti marine e i dati raccolti nel tempo di temperatura, movimento erosivo fluviale, geologia sottomarina, venti etc, si ottengono gli input necessari per realizzare la prova che determina una prospettiva reale d'impatto della struttura portuale nel tempo. L'amministrazione comunale possiede solo uno studio superficiale delle correnti marine e questo preoccupa, soprattutto, in relazione allo sviluppo del territorio e perché il rischio d'insabbiamento, o di erosione della costa non è calcolato. Le affermazioni del Sindaco di Scalea sullo sviluppo della costa tirrenica legata al Porto lascia spazio solo alla propaganda e nel tempo, come già visto in altre occasioni, l'illusione emanata dalla sue parole potrebbe lasciare solo spazio ad una triste desolazione. Per questo motivo gli ambientalisti si sono opposti alla scelta del sito. Al massimo, attorno a Torre Talao, allo stato attuale, potrebbe farsi una darsena, cosa che fu proposta anche dai Verdi. Bisogna anche dire, però, che con la costruzione del Porto salteranno almeno 6 concessioni balneari e non mi sembra che il Sindaco abbia comunicato l'evento agli imprenditori turistici. Cosa che, fra l'altro, influenzerebbe la situazione del Piano di Spiaggia, costituito dopo anni di sofferenza. Il sindaco, per salvaguardare lo status delle concessioni balneari che andrebbero eliminate, dovrebbe così ridurre le aree demaniali di tutti gli operatori del Piano Spiaggia, di almeno il 50 %. Su questo credo che il confronto non solo dovrebbe farlo con noi, ma anche con gli operatori balneari. Poi ci sono gli aspetti legati ai tempi di edificabilità. Il porto potrebbe diventare un cantiere aperto per almeno 30 anni, basta un cavillo burocratico o una questione economica irrisolta, (cosa che capita molto spesso nel mezzogiorno), e ci ritroveremmo un nuovo caso di “cantiere nel deserto”, come è stato l'esempio dell'ospedale di Scalea, per decenni abbandonato alla desolazione e l'aviosuperfice: altro che salotto nel centro città! Un altro motivo di negazione specifico è legato alla dinamica della scelta dei tempi di presentazione del progetto: un amministrazione comunale, a pochi mesi della fine del mandato, per questioni etiche, non dovrebbe permettersi di varare un opera dall'esito incerto e non desiderata dalla maggioranza dei cittadini. Tutto questo sembra e potrebbe aver solo sapore di business, fra appalti e probabili sub appalti la struttura rischia di insabbiarsi prima dell'arrivo di una mareggiata.
Antonio Pappaterra - Presidente Ass. “La Scossa”
A cura della redazione IL FARO